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E-health, Gastaldi (Polimi): digitalizzazione leva di competitività e risparmio in sanità

L'Italia, a livello complessivo, per digitalizzazione, si colloca al ventiquattresimo posto - sui 28 Paesi della Unione Europea considerati - appena prima di Bulgaria, Romania, Grecia e Polonia. Ma, analizzando il comparto della Sanità, le performance migliorano, anche se la strada è ancora lunga. Soprattutto, se si considera che proprio la digitalizzazione può essere una leva di competitività e di risparmio della spesa pubblica. A fare il punto a F-Online, Luca Gastaldi, direttore dell'Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, che fa un quadro del nostro Paese alla luce del Rapporto 2019 relativo all'indice di Digitalizzazione dell'economia e della società, DESI, pubblicato dalla Commissione Europea (l'ultima rilevazione dei dati è a metà 2018). «Il Desi» spiega «misura annualmente quanto i diversi Paesi utilizzino le tecnologie digitali, mettendoli poi a confronto tra loro». L'ultimo Rapporto «colloca l'Italia nelle posizioni in fondo alla classifica, mentre al primo posto c'è la Finlandia, realtà con una popolazione totale pari a quella presente nella sola Lombardia. Ma anche Paesi più simili a noi, come Spagna, Francia, Germania e Regno Unito, hanno performance migliori». Cinque «sono le aree prese in considerazione dall'indice: connettività, che misura quanto viene fatto uso della banda larga; capitale umano, vale a dire la diffusione di competenze digitali tra i cittadini; uso dei servizi internet, in particolare per le attività quotidiane; infine, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali, due ambiti che valutano quanto sono digitali le nostre imprese e la nostra Pubblica Amministrazione».
E proprio da questa analisi emergono dati interessanti: «Sul fronte della connettività e della digitalizzazione della PA siamo sostanzialmente allineati alla media europea; in ambito delle imprese private siamo leggermente sotto la media, mentre siamo molto lontani in relazione alle competenze digitali dei cittadini e all'utilizzo abituale di internet».

E nell'ambito della Sanità? «Va detto» continua «che è una delle poche aree su cui abbiamo registrato qualche risultato lusinghiero a confronto con gli Paesi. In questo campo, dalla Commissione Europea sono misurati tre parametri: la percentuale di cittadini che hanno utilizzato servizi sanitari online - circa il 24% degli italiani, contro una media europea del 18%; la percentuale di medici di medicina generale (Mmg) che scambiano dati con gli ospedali o con altri medici - in Italia tale valore è pari al 30%, contro il 43% della media; la percentuale di Mmg che utilizzano la ricetta elettronica - da noi il 32% contro il 50%». Complessivamente, «si può dire che, a livello di digitalizzazione, l'Italia sfrutta poco le opportunità offerte, ma il mondo della sanità va leggermente meglio, pur con grandi margini di miglioramento».
C'è in particolare una tendenza che va rilevata: «Spesso i processi di digitalizzazione non sono affrontati nella maniera più appropriata. In molti casi, si tratta di un trasferimento - certamente con un maggior grado di efficienza - di un processo dalla carta al digitale, senza, tuttavia, che questo venga ripensato e senza cogliere i grandi benefici che le tecnologie digitali possono dare in un cambio di paradigma e di approccio».
Ma alla base c'è anche un problema di spesa: «Questo è un ambito su cui il nostro Paese alloca poche risorse, soprattutto a confronto con gli altri, ma quello che occorrerebbe comprendere è che gli investimenti in digitalizzazione sono in grado di rendere più produttivo il Sistema sanitario» e di abbassare la spesa sanitaria pro capite.
 
 

fonte:

F-Online